CAMPAGNE E STUDI INTERDISCIPLINARIEsperienze in campo

Indagine integrata interdisciplinare per l’acquisizione dei parametri preliminari allo studio di un modello di pianificazione del sistema costiero-marino della Sicilia sudorientale (Regione Sicilia, Assessorato del Territorio e Ambiente, 1988-1989): attività di osservazione territoriale, rilevamenti e valutazioni

Campagna di ecologia marina con prevalente attività di ricognizione e di studio del benthos e dell’assetto fitosociologico nel sistema marino costiero tra la foce del Dirillo e l’Isola di Capo Passero (1985)

Campagna di archeologia marina nel sistema compreso tra l’antica Camarina e l’isola dei Porri (1985)

Campagna oceanografica interdisciplinare (primaverile, rilevamento e determinazioni parametri fisico-chimici, nutrienti, fito-zoo-plancton, microbiologia, benthos, morfodinamica costiera, correntometria) nel sistema costiero-marino della Sicilia sudorientale (Reg. Sicilia, 1988)

Campagna oceanografica interdisciplinare (invernale, rilevamento e determinazione parametri fisico-chimici, nutrienti, fito-zoo-plancton, microbiologia, benthos, morfodinamica costiera, correntometria) nel sistema costiero-marino della Sicilia sudorientale (Reg. Sicilia, 1989)

Campagna di monitoraggio della qualità delle acque marine nel sistema costiero della provincia di Ragusa (Provincia Regionale di Ragusa, 1989)

Campagna di monitoraggio della qualità delle acque marine nel sistema costiero della provincia di Ragusa (Provincia Reg. di Ragusa, 1990)

Collaborazione alla campagna oceanografica dell’I.T.P.P.- Istituto di Tecnologia della Pesca e del Pescato (CNR, Mazara del Vallo) finalizzata allo studio sulle Risorse ittiche demersali del Canale di Sicilia (Nave oceanografica “Minerva”, 1987-88)

Attività di supporto tecnico-scientifico alla campagna oceanografica di monitoraggio marino tra la Foce del fiume Platani e Marina di Avola (Italter, per la Regione Sicilia, 1987)

Ricognizione sull’assetto delle biocenosi bentoniche del sistema costiero-marino tra Porto Ulisse, Isola dei Porri e Secche di Circe (varie campagne gestite autonomamente dalla Fondazione tra il 1989 – 1991)

Indagine multidisciplinare sull’Assetto Idrogeologico del sistema costiero Ibleo e studi sul fenomeno di intrusione delle acque marine nelle falde acquifere dell’entroterra costiero (indagini idrogeologiche e idrochimiche) con pubblicazione della ricerca negli “Atti del 1° Convegno Nazionale di Vulnerabilità degli Acquiferi” svoltosi a Modena sotto il patronato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1989

Coordinamento operativo della Esercitazione di monitoraggio integrato (Telerilevamento satellite, mezzi aeronavali) “SKY EYE” congiuntamente all’Istituto di Macchine – Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Catania (1989) nel Canale di Sicilia

Osservazione diretta delle operazioni dell’esercitazione “DIFMARPOL-1” (Centro Operativo di Catania dell’Ispettorato Centrale per la Difesa del Mare, Ministero della Marina Mercantile) con simulazione di inquinamento marino da idrocarburi nello specchio di mare del giacimento petrolifero off-shore “VEGA” (Canale di Sicilia, 1989);

Progettazione e coordinamento tecnico-scientifico generale della “Esercitazione aeronavale antinquinamento idrocarburi” nello specchio di mare compreso tra l’Isola dei Porri, Secche di Circe e Porto Ulisse (costa iblea), con la collaborazione della Università di Catania (Facoltà di Ingegneria, Istituto di Macchine), e la partecipazione operativa delle Officine Galileo Spa (sistemi di telerilevamento a bordo dell’unità navale di comando delle operazioni), Edison Oil Spa, Elistar srl (telerilevamento aereo), CTI-Consorzio Tecnologie d’Impresa; con il coordinamento operativo in mare del Compartimento Marittimo di Siracusa e della Prefettura di Ragusa (parte terrestre); realizzata il 16 dicembre 1992, con la diretta partecipazione del Prefetto, del Comandante del COP- Ispettorato Centrale Difesa Mare di Catania, del Comandante della Capitaneria di Porto di Siracusa, del Comandante Compagnia CC, di funzionari dell’Assessorato Regionale del territorio e Ambiente, dell’Università e di osservatori diversi.

Campagna di ricognizioni subacquee nell’area dell’Isola di Portopalo di Capopassero, Marzamemi e Isola Vendicari (SR) in concomitanza della trasmissione di Lineablu RAI1 (Settembre 1999) con la collaborazione del diving NAUSICAA


Spedizioni scientifiche, esplorazioni, escursioni e ricerche

Progetto Atlante(Agosto 1989), spedizione scientifica idrospeleologica e sui chirotteri nella catena dell’Atlante Marocchino con il Gruppo Grotte Ragusa, patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e della Regione Siciliana. La spedizione ha avuto la collaborazione dell’Università degli Studi di Marrakech per gli aspetti idrogeologici della circolazione idrica sotterranea nel Medio Atlante. Inoltre, sono state condotte osservazioni sui chirotteri. Capo della spedizione il geologo dr. Saro Ruggieri di Ragusa.


Ritrovamento archeologico di resti umani sull’Isola dei Porri, 1991 (attribuiti al periodo delle incursioni piratesche sulla costa siciliana). Durante una campagna di studi sul benthos dei fondali circostanti all’isolotto dei Porri, già soggetto a notevole erosione, l’equipe della Fondazione Mediterranea ha ritrovato i resti di alcuni scheletri sotto uno strato di pochi centimetri.


Programmazione e organizzazione della ricognizione sugli impianti e sistemi di sicurezza ecologica sulla Piattaforma petrolifera e sulla nave cisterna (tanker) del giacimento off-shore “VEGA”; con la diretta partecipazione del Prefetto, autorità provinciali e osservatori; 1990.

Rilevamenti e osservazioni dirette dell’incidente navale con sversamento di olio combustibile nello specchio di mare dell’Isola dei Porri, occorso alla petroliera “Sea Tiger” (21/2/1991)

Ricognizione aerea con elicottero e telerilevamento (infrarosso termico) sul sistema costiero della Sicilia sudorientale, in collaborazione con l’Istituto di Macchine (Facoltà d’Ingegneria) dell’Università di Catania.


PROGETTUALITA’ DELLA FONDAZIONE

Progetto “GABRIEL“, Sistema Informativo Territoriale applicato alle risorse territoriali, urbane e alla gestione dell’emergenza (protezione civile), con la collaborazione di Siemens Data ed Entel Engineering Telematica;

Progetto per la istituzione delle “Aree Marine Protette” della Foce dell’Irminio e tra Porto Ulisse, Secche di Circe e Isola dei Porri (Provincia reg. di Ragusa, 1991) –

A seguito dell’indagine scientifica condotta dalla Fondazione Mediterranea e dalla conseguente proposta, venne istituita dalla Regione Siciliana l’Area Marina Protetta tra Porto Ulisse, le Secche di Circe e l’Isola dei Porri

Progetto dell’Osservatorio Meteomarino e Ambientale di Pozzallo (Provincia reg. di Ragusa, 1992)

Progetto “INSULAE” per il Monitoraggio integrato permanente delle Isole Minori Italiane, 1992

Progetto applicativo del sistema informativo gestionale strategico “GABRIEL” (Fondazione Mediterranea, 1991) al monitoraggio e alla razionalizzazione delle risorse idriche e idropotabili della “Piana di Comiso Vittoria”, con la digitalizzazione integrale del territorio e delle utenze, modellizzazione di una rete di flusso con telecontrollo (con Siemens Data Spa, Entel Spa, Itel Spa, Sistet Srl), 1991-92

Progetto “NEPTUNUS” (monitoraggio integrato permanente della costa regionale siciliana) in collaborazione con l’Università di Catania (struttura operativa proposta: Associazione Temp. d’imprese tra “CTI-Consorzio Tecnologie d’Impresa-RG/ TRR-Tecnologia Ricerca Rischi-BG/ Officine Galileo gruppo IRI-Finmeccanica-FI/ Elistar srl-CT/ Italia telerilevamento srl-Ct/, 1992-93).


DOCUMENTARI E SUSSIDI AUDIOVISIVI, OPERE MULTIMEDIALI

“La costa Iblea”, 1988

“Progetto Atlante”, 1989-90

“La Fiumara di Modica” (1992) – La grande alluvione del 1902.

Vari audiovisivi sulle ricognizioni sottomarine effettuate dalla Fondazione

Coordinamento e supervisione culturale al Cd-rom “Sicilia, isola di luci(fotografie di G.Leone)

PUBBLICAZIONI

“Mediterraneo, ecologia, educazione, economia”, Atti del Congr. Naz. JCI, 1985

“La campagna ecologica del Tartaruga sulla costa iblea”, G.Giaccone, A.Battiato, M.Cormaci, G.Furnari, 1986

“Sulle alghe bentoniche commestibili dei mari di Sicilia”, A.Battiato, 1986

“Le problematiche dell’ambiente”, Atti del Conv. JCI diretto da F.Venerando

“Aspetti economico-gestionali e tutela giuridica della fascia costiera”, Atti del Seminario Lions 1986 patrocinio della Regione Sicilia

“Ambiente e territorio”, Atti del Corso di aggiornamento promosso da I.T.I. “E.Majorana”, Rg.1989

“Terremoti, maremoti: dalla cultura del soccorso a quella della prevenzione”, volume con la presentazione introduttiva del Ministro della Protezione Civile on. N. Capria (documenti, contributi ed esperienze coordinati da Fondazione Mediterranea), edito da Fondaz. Mediterranea, 1991

“Terremoto e prevenzione”, pubblicazione didattico-divulgativa a cura della Prefettura di Ragusa (supporto tecnico scientifico della Fondazione Mediterranea)

BANCHE DATI E ALTRI SUPPORTI

BANCA DATI della Fondazione Mediterranea dedicata alle scienze marine VIDEOTECA della Fondazione Mediterranea su scienze marine e sistemi territoriali costieri. DIATECA sulle campagne e rilevamenti della Fondazione. Apparati di rilevamento automatico parametri meteo e sistemi informatizzati esperti (in cooperazione con ADM, Rg). – BIBLIOTECA (condivisa con CESTER, Centro di Studi sul Territorio, Rg)

CONGRESSI e CONVEGNI di RILIEVO

Direzione del tema e dei lavori del XXIII° Congresso Nazionale JCI di Camarina, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica: “Mediterraneo: Ecologia, Educazione, Economia, per un programma europeo dedicato al mare” (con la partecipazione di rappresentanze diplomatiche di vari Paesi del Mediterraneo, studiosi ed esperti di primo piano; pubblicaz. Atti nel volume omonimo, 1985)

Organizzazione e direzione della “Giornata Internazionale del Mediterraneo”, Messina 1987; con la partecipazione dell’Università di Messina e sotto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, della Marina Mercantile, della Provincia e del Comune di Messina, 1987

Organizzazione e direzione del Seminario su “Rifiuti tossici industriali e tecnologie di abbattimento dell’Inquinamento” (1988, promosso dalla Fondazione Mediterranea e dalla Prov. Reg. Ragusa, con la partecipazione del Politecnico di Milano)

Organizzazione e direzione del Seminario su “Stato delle risorse nel sistema costiero Ibleo”, con il patrocinio della Provincia Regionale di Ragusa e la diretta partecipazione delle Università di Messina e Catania, 1989

Organizzazione e direzione del Seminario “Rischio sismico dell’area geografica della Sicilia Sud-Orientale” (Ragusa, 1991 presso la Prefettura e la Provincia; con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica, dell’Università di Bologna ed altre strutture, con la partecipazione del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e il patrocinio del Ministro della Protezione Civile), Atti pubblicati nel volume “Terremoti, maremoti: dalla cultura del soccorso a quella della Prevenzione”, edito da Fondazione Mediterranea, 1992, con nota di presentazione del Ministro della Protezione Civile.

Compartecipazione organizzativa e didattico-scientifica al Seminario sull’Inquinamento Marino da Idrocarburi (promosso da CTI – Consorzio Tecnologie d’Impresa, RG), Novembre 1992.

Organizzazione e direzione del “MEETING INTERNAZIONALE MEDITERRANEO” (Camarina, Club Mediterranée, 14-17 Ottobre 1993), dedicato alle questioni dell’area geografica costiera mediterranea e alla cooperazione internazionale, con il patrocinio del Presidente della Regione Sicilia, dei Presidenti delle Regioni Basilicata, Campania, Calabria, e Puglia, et al.).

Iniziative in difesa dell’Isola dei Porri dall’accentuata erosione, e per la prevenzione degli inquinamenti nella Costa Regionale Siciliana, presso la Regione Sicilia e i parlamentari nazionali e regionali (l’iniziativa della Fondazione ha prodotto varie interrogazioni parlamentari (in Senato al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri dell’Ambiente e della Marina Mercantile; all’ARS., Giugno-Luglio-Agosto 1993).

Partecipazione organizzativa alle Conferenze Internazionali di COMEN tra il 1994 e il 1999 (v. COMEN)

Riserva Naturale Orientata di VendicariLa Sicilia sud-orientale è interessata da un esteso sistema di zone umide tra le quali i Pantani di Vendicari sono quelle che, scarsamente antropizzate, conservano la maggiore integrità ambientale. Per questo motivo nel 1984 la Regione Sicilia li ha costituiti in Riserva Naturale (“Oasi Faunistica di Vendicari“) affidandone la gestione all’Azienda Foreste Demaniali.
In questa nota ci occuperemo esclusivamente dei fondali marini della Riserva, descrivendo le principali forme di vita vegetale ed animale che in essi si possono osservare. Per la loro bellezza questi fondali si prestano, a nostro avviso, ad accogliere forme di ecoturismo subacqueo.

Quando, forniti di adeguata attrezzatura subacquea, ci immergiamo nelle limpide acque ci si presenta in tutta la sua bellezza il dominio bentonico, vale a dire l’insieme di organismi che vivono sul fondo, rimanendo ad esso ancorati (come le alghe) o spostandosi lentamente (come i ricci). Il fondo non è omogeneo ma in alcune aree è costituito da rocce (fondi duri) in altre da distese di sabbia e limo (fondi mobili). Questa diversità morfologica favorisce la diversità specifica, dal momento che ogni specie richiede un particolare ambiente. Iniziamo ora il nostro viaggio lungo i fondali di Vendicari descrivendone i principali abitanti. Quelli più appariscenti e, là dove domina la luce solare, più abbondanti sono i vegetali. Ricordiamo che i vegetali sono organismi autotrofi, vale a dire non hanno bisogno di altri organismi per vivere. Infatti utilizzano l’energia della radiazione solare per trasformare l’anidride carbonica e l’acqua in zuccheri con liberazione di ossigeno. Questo processo (in realtà assai complesso) è noto come fotosintesi clorofilliana perché richiede la presenza di un pigmento detto clorofilla. I vegetali marini sono principalmente le alghe nelle quali gli organi riproduttivi non sono racchiusi in strutture speciali (fiori) come si verifica nei vegetali più complessi (fanerogame o piante con fiori). Tuttavia, anche se con un minor numero di specie anche le fanerogame sono presenti in mare.
 

ALGHE (Macroalghe)

La gran parte delle alghe marine sono unicellulari e vivono sospese nella massa d’acqua (fitoplancton), qui ci occuperemo solo delle alghe pluricellulari. Queste appartengono a gruppi diversi, tutti possiedono clorofilla ma ognuno associa ad essa altri pigmenti. Nelle Feoficee o Alghe Brune oltre alla clorofilla sono presenti le ficoxantine e xantofille dal caratteristico colore giallo-bruno. Queste alghe sono dominanti tra i 15 ed i 20 metri di profondità. Preferiscono generalmente substrati duri.
Le Rodoficee o Alghe Rosse possiedono anche la ficocianina e la ficoeritrina dal caratteristico color rosso.
Sono le meno esigenti nei riguardi dell’ intensità luminosa e per questo motivo si spingono molto in profondità. Nel Mediterraneo sono state rinvenute oltre 150 m. di profondità.
Infine nelle Cloroficee o Alghe Verdi, alla clorofilla sono associati carotenoidi. Sono queste le alghe più esigenti in fatto di luce esse infatti dominano nei primi 10 metri di profondità.

Padina pavonica

Caratteristica per i suoi talli (* ) arrotondati espansi in zone concentriche e un pò elicoidali, spesso di colore biancastro per la presenza di incrostazioni calcaree. E’ tipica dei substrati duri ai quali si fissa mediante rizoidi (* ).Vive bene nei mari temperati e caldi, in zone riparate e ben illuminate da pochi cm. fino a circa 15 m. di profondità, raggiunge un’altezza di 15 cm. È particolarmente abbondante nel Mediterraneo meridionale. Si riproduce in estate. Tollera bene il riscaldamento dell’acqua e una luminosità intensa ma non sopporta emersioni, anche se di durata limitata.

Caulerpa prolifera Forsk. (Lamoroux), Classe: Cloroficee, Ordine: Sifonali, Famiglia: Caulerpacee, Genere: CaulerpaSpecie fotofila (* ) dell’ infralitorale (* ), è più diffusa nel Mediterraneo meridionale che in quello settentrionale. Vive in ambienti fangosi o sabbiosi da 1 fino a circa 20 m. di profondità, spesso in prossimità di Padina e Posidonia con le quali costituisce una successione Padina-Caulerpa-Posidonia in funzione della profondità. Nei fondali di Vendicari abbiamo trovato ben rappresentata questa successione con praterie di Padina a bassa profondità, seguite da quelle a Caulerpa per poi terminare in favolosi poseidoneti. Il tallo è costituito da un’unica cellula e si presenta in forma di stolone strisciante da cui si dipartono rizoidi che ancorano l’alga al fondo, e numerose ramificazioni laminari e lanceolate, simili a foglie, lunghe fino a circa 20 cm. e larghe fino a 2 cm. di colore verde chiaro e di consistenza coriacea a causa di una spessa cuticola. Preferisce mari caldi o temperati e quando trova condizioni favorevoli (alta temperatura e nutrienti (* )), forma delle bellissime ed estese praterie. La riproduzione avviene in primavera prevalentemente per via asessuata con l’emissione di nuove fronde e nuovi rizoidi. Purtroppo diversi studi effettuati nel Mediterraneo hanno mostrato che Caulerpa prolifera è in diminuzione. Questo fenomeno non ha avuto finora una spiegazione esauriente. E’ stato ipotizzato che esso possa essere conseguenza della competizione da parte di specie esotiche quali Caulerpa taxifolia, di recente introduzione nel Mediterraneo per spiegare la diminuzione nel mar Ligure e Caulerpa racemosa (Forsk.), nei bacini meridionali. Quest’ultima è una specie di origine indo-pacifica, giunta attraverso il Canale di Suez, segnalazioni della sua presenza risalgono agli anni 60. A Vendicari Caulerpa racemosa è per ora presente in piccole quantità e solo in qualche zona, ma fuori dalla Riserva la sua presenza e veramente notevole, come per esempio nei fondali intorno al Capo Murro di Porco vicino Siracusa. Questa situazione suggerisce la necessità di un monitoraggio nella riserva di Vendicari.

Posidonia oceanica L. (Del.), Classe: Monocotiledoni, Ordine: Elobie
Famiglia: Posidoniacee

Come detto in precedenza le fanerogame sono vegetali molto evoluti. Essi presentano un elevato grado di differenziamento dei tessuti e strutture complesse. In essi si distingue un fusto con foglie e radici. Tuttavia l’adattamento alla vita marina ha prodotto particolari variazioni morfologiche: le foglie sono divenute nastriformi mentre i fusto è ridotto ad una rosetta basale. Posidonia oceanica si riproduce principalmente per via asessuata vegetativa, ma anche per via sessuata (impollinazione “idrofila“(* )) grazie al possesso di fiori ermafroditi. Al termine della fioritura (settembre-ottobre) i peduncoli che portano i fiori si allungano e dopo 6-9 mesi (primavera-estate), si ha la maturazione del frutto, molto simile ad una oliva ma un po’ più grande e di colore brunastro, detta proprio oliva di mare; che dopo un periodo di galleggiamento si deposita sul fondo dando, se le condizioni ambientali sono favorevoli, origine ad una nuova pianta. Le olive di mare in primavera-estate si possono trovare sulle spiagge. La fioritura però non si verifica tutti gli anni, sembra che essa sia legata ad un riscaldamento delle acque, come indicherebbe il fatto che i fiori sono generalmente più visibili e frequenti nei mari meridionali, più caldi. Endemica del Mediterraneo, P. oceanica affonda le proprie radici nei fondi mobili situati tra circa 1 fino a 40 m. di profondità, determinando il limite inferiore del piano infralitorale. Essa costituisce estese praterie, e se si considera che su ogni metro quadrato di prateria si possono contare fino a 1000 ciuffi fogliari ciascuno con 5-6 foglie, che producono fino a 14 litri di ossigeno al giorno, si capisce l’enorme importanza di questa pianta nell’ecosistema marino. Alcuni studi basati sull’osservazione delle radici hanno mostrato che Posidonia può vivere anche 8 secoli. Le foglie, che possono raggiungere il metro e mezzo di lunghezza, agiscono come trappole per il materiale in sospensione trasportato dalle correnti. Ne consegue che in presenza di Posidonia il tasso di sedimentazione risulta più elevato. Con il passare del tempo l’accumulo di detrito determina un sollevamento del fondo e la prateria appare costituita da una sorta di isolotti (“mattes“) separati da canali (“intermattes”). Quando si trova in prossimità della riva, la prateria costituisce una efficace barriera frenante il moto ondoso e quindi protegge in modo efficace il litorale da fenomeni erosivi. In autunno-inverno sotto l’azione delle onde le foglie di Posidonia si staccano (sembra che questo fenomeno sia favorito dall’accumulo sulla foglia di epibionti(* )) dalla pianta e vengono accumulate, spesso in grandi quantità, a riva, dove si possono rinvenire delle palle di circa 5-8 cm di diametro dette egagropili formate dall’azione dei moti ondosi sui frammenti delle foglie. Le praterie di Posidonia rappresentano per molte specie un ottimo luogo per deporre le uova ed è utilizzato dagli stadi giovanili per accrescersi (area di “nursery“(* )), si tratta, infatti, di un ambiente ben ossigenato, ricco di cibo ed al riparo dai predatori. Appare evidente la necessità di azioni tendenti alla loro protezione. Purtroppo nel corso degli ultimi decenni si sta assistendo ad una progressiva rarefazione delle praterie di Posidonia. Sebbene le cause del fenomeno non siano sempre chiare, esso può essere messo in relazione con l’azione antropica sempre più intensa, a disturbi di origine meccanica (pesca a strascico, discariche), a cambiamenti idrologici, a scarichi fognari, a inquinamenti vari ed anche a variazioni climatiche. La particolare sensibilità di questo vegetale alle condizioni ambientali lo hanno fatto considerare un vero e proprio bio-indicatore (*) dello stato di salute dell’ambiente marino. Appare quindi evidente la necessità di azioni di salvaguardia, per proteggere questo prezioso bene per i nostri mari costituito dalla Praterie di Posidonia oceanica.

Luria lurida L., Phylum: Molluschi, Classe: Gasteropodi, Ordine: Mesogasteropodi, Famiglia: Cipreidi

In margine a questa nota sui vegetali di Vendicari desideriamo accennare al rinvenimeto fatto nel corso delle immersioni effettuate con l’équipe subacquea della Fondazione Mediterranea, di un interessante mollusco: la ciprea Luria lurida. Nel Mar Mediterraneo sono presenti 5 specie appartenenti a questa famiglia: Schilderia achatidea (Sowerby), Erronea caurica L., Erosaria spurca L., Zonaria pyrum (Gmlin), e Luria lurida L. Le prime due sono da sempre abbastanza rare; le altre, un tempo generalmente comuni, sono ora sempre più difficili da trovare. E’ per questo che l’aver rinvenuto a Vendicari numerosi esemplari di Luria lurida, ci ha piacevolmente sorpreso. Luria lurida vive su fondali rocciosi e su fondali a coralligeno da pochi m. fino a circa 40 m. di profondità, riparata in anfratti o grotte; è prevalentemente notturna e si ciba di spugne, tunicati, antozoi, piccoli crostacei ma anche di alghe. I sessi sono separati e una volta l’anno depone le uova sotto forma di masserelle gelatinose attaccate agli scogli. Le dimensioni sono di circa 5 cm. e la colorazione è in genere verdastra ma anche rossiccia. Il mantello è diviso in 2 lobi che ricoprono tutta la conchiglia e le danno il particolare espetto lucente e liscio. La conchiglia è priva di opercolo (*). La bellezza e la lucentezza vitrea delle conchiglie hanno reso le cipree particolarmente ricercate dai collezionisti. In italiano le cipree sono chiamate “Porcellane” non per la somiglianza con la porcellana vera e propria bensì per la somiglianza con i genitali esterni delle porcelle, fu solo quando si cominciò ad importare le porcellane dall’Oriente che se ne paragonò l’aspetto con quello delle cipree “Porcellane”. Il nome stesso, Ciprea, fa riferimento all’isola di Cipro ritenuta nell’antichità residenza della Dea della bellezza e dell’amore Venere. Nell’antichità classica le prime raffigurazioni di conchiglie risalgono alla civiltà Minoica di Creta: nel grande palazzo di Cnosso troviamo rappresentate Argonauta argo, e specie dei generi Charonia, Tritonis e Cassis. Aristotele fu il primo a nominare le conchiglie nei suoi libri, ed alcuni dei suoi nomi, nella successiva forma latina, sono tuttora usati (Purpura, Haliotis, Nerita, Solen e Tellina). Successivamente per quasi due millenni nessuno parla più di conchiglie e per ritrovare qualcosa bisogna aspettare il XIV secolo, quando in uno manoscritto del monaco Cybo d’Hyères si trovano rappresentate conchiglie. Ma è solo nel 1616 che a Roma venne pubblicata la prima opera a stampa dedicata alle conchiglie, contenente studi del naturalista napoletano Fabio Colonna. L’età d’oro per le conchiglie si ha però nel Barocco, infatti in questo periodo si inizia un collezionismo delle conchiglie e fin dall’inizio particolarmente pregiate furono considerati i Coni e le Cipree. Le Cipree sono molto diffuse nella regione indo-pacifica (mari tropicali), erano considerate molto importanti tanto che si usavano da tempi molto remoti come amuleti, monete, (Bengala, Siam), alcune di colore bianco erano considerate sacre (Isole Figi), altre erano riservate solo ai Re e ai Sacerdoti, nelle Maldive la raccolta era fatta solo da donne vergini 3 gg. dopo il plenilunio e prima della Luna nuova, in certe zone indo-pacifiche con 150 collane si Cipree si poteva comprare una moglie giovane e bella.


GLOSSARIO

Bio-indicatore. Qualsiasi oggetto biologico che presenti qualche caratteristica che possa essere correlata alla qualità dell’ambiente (ad esempio il contenuto in metalli pesanti nei tessuti molli dei bivalvi è correlabile alla presenza degli stessi nell’acqua).
Epibionte. Organismo che vive sopra una altro organismo che viene utilizzato come substrato.
Fotofilo. Letteralmente che ama la luce. Si dice di organismi che tollerano o richiedono alte intensità di luce.
Idrofilo. Letteralmente che ama l’acqua. In generale si dice di organismi o processi che richiedono acqua.
Infralitorale. Spazio bentonico che si estende tra il limite inferiore della bassa marea e la profondità alla quale scompaiono le alghe fotofile o le fanerogame marine.
Nursery. Termine della lingua inglese, letteralmente “camera dei bambini”. Usato per indicare luogo particolarmente adatto allo sviluppo degli stadi giovanili.
Nutrienti. Talvolta anche “micronutrienti”. Ioni disciolti nell’acqua necessari allo sviluppo dei vegetali, tipicamente ioni dei sali di azoto e fosforo, ma a anche ioni contenenti silice che viene utilizzata dalle Diatomee per il loro involucro (“frustulo”).
Opercolo. Sorta di tappo corneo o calcareo, attaccato alle parti molli o al piede, con il quale alcuni Gasteropodi possono chiudersi ermeticamente all’interno della conchiglia.
Rizoide. Parte basale di certe alghe con la quale il vegetale si ancora al substrato (non ha la funzione di assorbimento delle radici dei vegetati superiori).
Tallo. Corpo vegetale non differenziato in speciali sistemi di tessuti o organi.

a cura di Vincenzo Putrone, Biologo marino, Fondazione Mediterranea

il Tartaruga, imbarcazione di ricerca della Fondazione Mediterranea

Il “Tartaruga” piccolo grande guscio di vita della Fondazione Mediterranea

Per oltre 15 anni il glorioso Tartaruga, una barca in legno costruita molti anni prima e trasformata in battello oceanografico, ha scandito i ritmi di vita della Fondazione Mediterranea, accogliendo a bordo, nelle sue molteplici missioni, scienziati, ricercatori, studiosi, giovani subacquei.

la plancia del Tartaruga

Ha navigato per le proprie campagne di studio e ricerca tutti i mari meridionali dell’Italia: dal Tirreno meridionale al Golfo di Napoli, dall’Arcipelago delle Eolie allo Stretto di Messina, a tutto il basso Ionio, sul Canale di Sicilia e di Malta, tra le Isole Egadi, in ogni stagione e con qualsiasi tempo. A bordo, ogni oggetto, ogni particolare, rivelava subito ai numerosi visitatori l’amore per il mare. Dopo le intense giornate di lavoro, piegati dalla stanchezza ma con la gioia nel cuore, i membri dell’equipaggio si riunivano a poppa per mangiare quello che c’era e commentare, fare programmi, lasciarsi andare ai progetti futuri.

Giovanni Ottaviano cataloga alcuni reperti rinvenuti nei fondali di Capo Scalambri

Non di rado, salivano a bordo pescatori, sub, vecchi comandanti e lupi di mare, facendo mattina con storie di vita vissuta in tutti i mari del mondo, a volte drammatiche, avventurose, a volte bizzarre. Restava appena il tempo per dormire qualche ora, e ricominciare la mattina seguente, alle prime luci dell’alba, svegliati dall’aroma del caffè preparato dal più volenteroso. Ma non sono mancate le giornate di burrasca anche per il Tartaruga, sorpreso durante le sue missioni, all’improvviso, dagli umori cangianti del Mediterraneo.

Francesco Venerando Mantegna durante una campagna di Archeologia marina della Fondazione

Forti esperienze, immagini, sensazioni e stati d’animo che non saranno mai cancellati.La barca accumulava i segni del tempo e delle prove, fino a quando la sua struttura lignea, dopo una notte di eccezionale risacca in porto, con un mare furibondo e vento forza 10, riportò danni irreparabili. Le incessanti bordate sul molo, equivalenti ad una serie ininterrotta di colpi di maglio vibrati con forza sulle sue vecchie ordinate, con la chiglia sollevata dalle onde oltre il livello della banchina (fu una notte, quella, segnata da drammatici e luttuosi naufragi sul Canale di Sicilia), resero improponibile ogni intervento di riparazione. Si concluse così l’esperienza del glorioso Tartaruga, costretto al disarmo. Ma esso rimane nel cuore di tanti, per sempre.

Un’immagine del Tartaruga





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